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Medical Meeting

Il ruolo di Denosumab nella prevenzione delle complicanze scheletriche correlate al mieloma multiplo


E’ stato valutato l'uso di Denosumab ( Xgeva ) nella prevenzione di eventi scheletrici correlati ( SRE ) nei pazienti con lesioni osteolitiche associate a mieloma multiplo.

Sono stati presi in considerazione studi clinici che hanno confrontato l'efficacia di Denosumab con quella dei bifosfonati nel prevenire o ritardare gli eventi correlati allo scheletro in pazienti con mieloma multiplo.

Sono stati esclusi gli studi che hanno valutato esclusivamente i marcatori del turnover osseo. Sono stati inclusi uno studio di fase 2, uno studio di fase 3, e una analisi post hoc di fase 3.

Uno studio di fase 2 ha confrontato Denosumab rispetto alla continuazione del trattamento con bifosfonato nei pazienti con elevati livelli urinari di N-telopeptide ( uNTx ) nonostante la terapia con bifosfonati.
I pazienti trattati con Denosumab hanno sperimentato un minor numero di eventi scheletro-correlati, ma questo non è risultato statisticamente significativo.

Uno studio di fase 3 ha valutato Denosumab versus Acido Zoledronico ( Zometa ) nei pazienti con almeno una lesione osteolitica. Denosumab ha ritardato il tempo di primo evento scheletro-correlato del 16% ( mediana 20.6 vs 16.3 mesi, p=0.0007 per la non-inferiorità ).
La superiorità di Denosumab non è stata raggiunta.
Un'analisi post hoc ha rivelato una ridotta sopravvivenza nei pazienti con mieloma multiplo trattati con Denosumab ( hazard ratio, HR=2.26 ).
L'incidenza di eventi avversi è risultata simile tra ciascun gruppo in entrambi gli studi.

In conclusione, Denosumab potrebbe rappresentare un'alternativa nella prevenzione degli eventi scheletro-correlati in pazienti con mieloma multiplo con deterioramento della funzione renale.
A causa del costo elevato del farmaco, la bassa percentuale di pazienti con mieloma multipla negli studi disponibili, e la potenziale riduzione della sopravvivenza, l’impiego di Denosumab dovrebbe essere limitato. ( Xagena2013 )

Hageman K et al, Ann Pharmacother 2013; 47: 1069-1074

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