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Trattamento della mielofibrosi


Ad oggi si ritiene che la mielofibrosi dipenda da mutazioni acquisite che colpiscono le cellule staminali emopoietiche e induce una disregolazione della via di segnalazione delle chinasi, mieloproliferazione clonale ed espressione di citochine anormali.

Questi processi patogenetici sono interdipendenti e contribuiscono individualmente ai cambiamenti fenotipici stromali del midollo osseo, a ematopoiesi extramidollare, a eritropoiesi inefficace e a sintomi costituzionali.

La patogenesi molecolare della mielofibrosi è poco conosciuta, nonostante un numero crescente di mutazioni somatiche presenti che sono funzionalmente connesse al trasduttore del segnale Janus chinasi ( JAK ) e attivatore dell'iperattivazione della trascrizione ( ad esempio mutazioni JAK2, MPL e LNK ) o eventualmente coinvolti nella disregolazione epigenetica della trascrizione ( mutazioni TET2, ASXL1 o EZH2 ).

La prognosi attuale nella mielofibrosi primaria si basa sul modello Dynamic International Prognostic Scoring System-plus, che utilizza 8 predittori indipendenti di sopravvivenza inferiore classificando i pazienti in gruppi a rischio basso, intermedio 1, intermedio 2 e alto della malattia; le mediane di sopravvivenza corrispondenti sono stimate a 15.4, 6.5, 2.9 e 1.3 anni.

Tali informazioni vengono utilizzate per pianificare strategie di trattamento adeguate ai rischi per il singolo paziente, che potrebbero includere la sola osservazione, terapia tradizionale o sperimentale ( ad esempio, inibitori della JAK, Pomalidomide ), trapianto allogenico di cellule staminali con condizionamento a intensità ridotta o convenzionale, splenectomia, o radioterapia. ( Xagena2011 )

Tefferi A, Blood 2011; 117: 3494-3504


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