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La crioconservazione per preservare la fertilità nelle giovani donne può essere pericolosa nei pazienti con leucemia


Sebbene l'uso della crioconservazione del tessuto ovarico e successivo trapianto abbia portato a 13 nati vivi in donne con tumori solidi o linfoma, secondo uno studio pubblicato su Blood questo metodo di conservazione della fertilità può essere pericoloso per le pazienti con leucemia.

Il metodo prevede la rimozione e il congelamento del tessuto ovarico prima che la paziente sia sottoposta a chemioterapia e radioterapia aggressiva, e quindi il reimpianto del tessuto una volta che il tumore sia sotto controllo.
Esiste il rischio che il tessuto ovarico congelato e scongelato contenga delle cellule maligne che possano indurre una recidiva della malattia dopo il reimpianto.

Lo studio ha fornito la prova che le cellule tumorali nelle donne con leucemie acute e croniche possono contaminare le ovaie; se questo tessuto è reimpiantato nelle donne nel momento in cui hanno programmato di avere figli, c'è una buona possibilità che il tumore si ripresenti.

Poiché la maggior parte delle pazienti con leucemia linfoblastica acuta sono diagnosticate con la malattia in giovane età, l'esame per la conservazione della propria fecondità è particolarmente importante.
Secondo il National Cancer Institute ( NCI ), il 71% dei pazienti con diagnosi di leucemia linfoblastica acuta ha meno di 35 anni, così come quasi il 10% di quelli con leucemia mieloide cronica.

Poiché la chemioterapia e la radioterapia in forma aggressiva danneggiano gli organi riproduttivi, è stata compiuta una ricerca per esaminare la sicurezza del processo di crioconservazione del tessuto ovarico per salvaguardare la fertilità delle pazienti affette da leucemia.

In questo studio, sono state esaminate le implicazioni della tecnica in 12 donne con leucemia linfoblastica acuta, un tumore a crescita rapida dei leucociti, e 6 donne con leucemia mieloide cronica, una lenta progressione del cancro del midollo osseo.
Le 18 pazienti incluse in questo studio avevano tra i 2 e i 31 anni di età quando il loro tessuto ovarico è stato crioconservato ( dal 1999 al 2008 ).
L'età media delle pazienti affette da leucemia linfoblastica acuta era di 14.5 anni e di 24.7 anni per quelle con leucemia mieloide cronica.

Anche se l'esame microscopico iniziale non ha evidenziato cellule cancerose nei campioni di tessuto ovarico raccolti da ogni paziente, utilizzando una tecnica chiamata reazione a catena della polimerasi quantitativa in tempo reale ( RT-qPCR ), sono state trovate cellule cancerose nel tessuto ovarico del 70% delle pazienti affette da leucemia linfoblastica acuta e nel 33% delle pazienti con leucemia mieloide cronica.

Per un’ulteriore analisi, sono stati innestati campioni di tessuto ovarico in 18 topi sani per un periodo di osservazione di 6 mesi.
Nei topi che avevano ricevuto tessuto da pazienti con leucemia mieloide cronica, gli innesti sembravano normali e non sembravano contenere alcuna cellula cancerosa. Al contrario, 4 dei topi che avevano ricevuto tessuto ovarico da pazienti affetti da leucemia linfoblastica acuta hanno sviluppato tumori.

Attraverso l'uso di RT-qPCR e del modello-topo, è stata dimostrata la vitalità e il potenziale maligno delle cellule leucemiche presenti nel tessuto ovarico congelato, in particolare da pazienti con leucemia linfoblastica acuta.

In conclusione, sono necessarie ulteriori ricerche per sviluppare opzioni più sicure per la conservazione della fertilità nelle pazienti con leucemie acute e croniche; le pazienti affette da leucemia possono beneficiare di tecniche di conservazione della fertilità, ma la strategia di offerta deve essere efficace e sicura. ( Xagena2010 )

Fonte: American Society of Hematology, 2010


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